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08|07|31 / antilele

Dito bifronte

C’è un categoria di persone che è maestra nello smentire con le proprie azioni i principi morali di cui si dichiara fiera portatrice.

Il partito che li rappresenta esiste da vent’anni, e non ha mai portato a casa nessuno degli obiettivi prefissati, nonostante alti esponenti seduti su poltrone da ministro ad annate alterne. Federalismo,  secessione del loro pseudo-stato, poi ancora federalismo, solo per citare i più noti.

Non solo gli obiettivi sono puntalmente disattesi, ma il loro modo di agire è spesso l’esatto contrario dei valori sbandierati in vent’anni di attività politica, come si diceva in apertura. Qualche esempio: da sempre contro il centralismo romano dello Stato Italiano, non esitarono un istante, da dietro le quinte, a tentare di tenere a galla il centralissimo ex governatore della Banca d’Italia e l’annessa catena umana di "furbetti del quartierino", tra cui figurava anche il salvatore del loro disastrato istituto di credito (che ovviamente non chiedeva nulla in cambio sul piano politico). Oppure, primi oppositori dell’accoglienza degli immigrati (clandestini e non), tendono a dimenticarsi, ovviamente in buona fede, che gran parte del loro elettorato possiede imprese che stanno in piedi grazie al lavoro rigorosamente irregolare di persone straniere oppure è imparentato con anziani individui assistiti anche da signore senza permesso di soggiorno.

La settimana scorsa però, un paio di esponenti di questi personaggi dediti al culto del "Sole delle Alpi", hanno superato loro stessi, e sono riusciti a smentire in un colpo solo un paio di loro principi sacri e inviolabili: la fiera opposizione a infiltrazioni e comportamenti di stampo malavitoso nella vita pubblica e lo sviluppo economico del loro pseudo-stato che vorrebbero separato dall’Italia, inesistente tanto sui libri di storia quanto su quelli di geografia.

Quanto al primo aspetto,  con incedere molto somigliante a quello mafioso, un loro figuro ha attaccato un’impresa privata, rea di aver criticato l’operato del governo di cui il figuro fa parte. Un aut-aut che suonava più o meno così: "Tu critichi il mio governo che ti concede il diritto di fare affari sul territorio? E io ti tolgo questo diritto se non mi chiedi scusa". Singolare questo metro di valutazione dell’operato di un’impresa che gode di una concessione governativa: se per assurdo fosse stato usato durante il governo precedente a questo, un network televisivo italiano e le redazioni dei suoi telegiornali avrebbero chiuso in un paio di settimane. 

Non contenti di aver razzolato male per l’ennesima volta, questi individui sono andati oltre, e il loro esponente senza dubbio più intelligente ha inneggiato al boicotaggio dell’azienda di cui sopra. Dimenticandosi che se sopra il fiume simbolo del suo pseudo stato esistono un paio di aeroporti al passo con gli scali di altri paesi è proprio grazie a questa azienda. Con corredo di qualche patriottico  migliaio di posti di lavoro sul territorio.

Eppure, per evitare l’ennesima e non voluta autosmentita sarebbe bastato poco: tipo impedire che un post-infartato tornasse in politica con le dita fuori controllo, magari invitandolo a ritirarsi a miglior vita ringraziando Dio per averla avuta salva. 

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One Comment

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  1. anonimo / Ago 1 2008 3|22|pm

    Lello sono Alessio .
    Impeccabile direi questo mini editorialino.

    Il problema è comunque il seguente : in Italia la coerenza non è considerata qualità.
    E di questo la politica non fa eccezione,anzi ne è il simbolo .

    La Lega nella sua storia ha più volte dimostrato incoerenza , esempio : dichiarazioni di Bossi su Berlusconi degli anni ’98 , o dichiarazioni di Castelli e Maroni sull’immunità parlamentare dei primi anni ’90.
    Sono curiose certi commenti , un certo parlare da “rivoluzionario” contro il potere (si inneggia ai fucili) quando poi nel nuovo millennio la Lega è stata 6 anni su 8 al governo.

    Alessio

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