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08|08|02 / antilele

You tube, I numb

monoscopio

E’ notizia di pochi giorni fa la causa intentata da Mediaset contro Youtube. Il motivo sono le presunte 325.672 giornate di visione televisiva che Youtube avrebbe sottratto a Mediaset ospitando sui propri server 4.643 filmati tratti dalle televisioni del maggior Network televisivo privato italiano.

Ora, non mi addentro nel merito giuridico della vicenda, non avendo titolo per farlo, ma probabilmente ad essere infranto è stato il diritto d’autore.
Non mi dilungo neanche sul fatto che quella di Youtube, togliendo quel velo di ipocrisia che la causa intentata non prende in considerazione, è un’attività che in fin dei conti porta beneficio alle reti televisive, essendo nei fatti una sorta di riproposizione di trailer on demand a costo zero per le TV generatrici del materiale. E prova di ciò sono i tormentoni televisivi che diventano tali dopo qualche migliaio di passaggi sul web (I filmati dei vari "Mai dire…" lo testimoniano). A questo proposito la quantificazione dei danni da parte di Mediaset sembra un tantino eccessiva, ma non è ancora questo il punto.

La mia ipotesi, forse ardita e sicuramente azzardata, è che dietro questa causa si nasconda ben altro. E cioè il tentativo di Mediaset di riappropriarsi di quegli spazi di intrattenimento che la Rete le ha rubato. Ma non tanto con la finalità di ristabilire la quantità di ore spese a intrattenere (quella non credo sia mai diminuita a causa di Youtube) quanto con l’obiettivo di modificare e riportare all’origine la qualità dell’intrattenimento. Perché chi guarda un filmato sul web non lo fa nello stesso modo di un telespettatore, anche se il filmato è lo stesso. Di mezzo passa il concetto di interattività.

Per la TV l’interattività è limitata alla scelta dei canali che si hanno a disposizione e quindi è vincolata al numero dei canali stessi. E’ vero che ultimamente con le applicazioni digitali, terrestri e non, l’utente televisivo può addentrarsi anche in applicazioni multimediali, ma il campo di offerte rimane comunque ristretto a ciò che la rete televisiva decide di mettere a disposizione (nel caso di Mediaset il surplus è rappresentato ad esempio da prodotti acquistabili su una sorta di televideo oppure dalla riedizione delle edizioni del TG disponibili sui canali digitali).
Su Internet invece l’interattività è praticamente illimitata e qualsiasi utente (dal web-principiante al web-esperto) può perdersi nei meandri della rete, avendo accesso e miliardi di pagine senza censure.
E qui sta il nocciolo.
Ciò che spaventa secondo me Mediaset è che l’utente che guarda Youtube, anche per sbaglio, possa venire a contatto con qualcosa di scomodo, veicolato da qualche link più o meno nascosto sullo schermo. La stessa modalità di commentare disponibile su Youtube non preclude agli utenti di postare link che rimandino ad approfondimenti su ciò che si sta vedendo. E si sa, spesso gli approfondimenti, meglio se in forma scritta, possono sbugiardare la potenza evocativa ed emozionante di un’immagine televisiva. Potenza che piace tanto ai governanti di ogni paese per tele-rincoglionire i tele-elettori prima di entrare in cabina.

Nell’azione legale di Mediaset vedo quindi la volontà dei suoi padri-padroni (che nel nostro Belpaese sono gli stessi individui che ci governano) di riportare i propri tele-utenti al loro stato primordiale di tele-sudditi con mente atrofizzata. Dove la scelta è tra TV accesa o TV spenta, Raiuno o Canale 5 (ovvero la stessa cosa), Real TV o la Prova del cuoco (non proprio la stessa cosa, per via delle conduttrici). E dove un gomito sul telecomando al massimo ti porta a gustarti lo chef Tony su Rete Capri. Senza il pericolo di finire sulla homepage di Wikipedia.

BBC e CNN, i maggiori Networks mondiali, essendo abituati a raccontare la verità, non hanno paura dell’interattività di Internet: lo testimonia il fatto che entrambi esistono come utenti di Youtube in veste ufficiale. E la loro modalità di registrazione e fruizione dei servizi di Youtube non penso sia differente da quella a disposizione di qualsiasi utente potenziale, giusto per ricordarci che il web talvolta elimina le gerarchie e ridistribuisce in parti uguali il diritto ad esprimersi.

Ma un Regime in quanto tale non può accettare l’appiattimento dei rapporti di forza; e se il regime è anche e soprattutto mediatico ha bisogno di nutrirsi delle limitazioni alla libertà di espressione traendone continuamente la propria linfa vitale.

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One Comment

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  1. anonimo / Ago 27 2008 3|12|pm

    Ciao , commento ora il tuo post perchè solo ora sono arrivato dalle ferie (o meglio solo oggi sono in attività di cazzeggio per poter commentare).

    La questione da te sollevata è condivisibile.
    Come tu hai fatto non entrerei nel merito della questione cifra richiesta(ma come diavolo sarà stata calcolata) e tralascerei anche di considerare il piccolo dettaglio che spesso Mediaset con i filmati di Youtube ci fa metà palinsesto di quei programmi che impropriamente chiama telegiornali .
    MediaSet ,per me, è ancora troppo debole per poter fermare un processo che sta sempre di più radicandosi alla base della nostra società , ovvero quello di Internet e della “tv on demand” nel senso più puro del termine (ovvero lo spettatore domanda, lo spettatore ha).

    Per cui la causa mi pare più che per avere effetti concreti su una riaffermazione del potere mediatico totale, su di un più lento processo di migrazione di utenti dalla televisione ad internet.Provando magari a prendere qualche soldino da qualche causa qua e la intanto.

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