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08|10|23 / antilele

L’ideologia del culo per terra

C’è uno strano ottimismo che mi pervade l’animo in questi giorni. Come se un raggio di luce filtrasse dall’addensamento di nubi già ampiamente dipinto su questo blog. E’ un raggio di luce che si apre la strada mentre un gruppo di furfanti getta diserbante sul futuro di una nazione. Si fa largo nel paradosso, in un momento che i più giudicano critico, forse il peggiore da sei mesi a questa parte. Eppure sono speranzoso. Perché intravedo una piccola incrinatura in quelle fondamenta fatte di informazione asservita, soldi, favori e mediocrità che sta sotto Palazzo Chigi.

La speranza nasce dal fatto che quei furfanti hanno pianificato tutto, ma forse hanno tralasciato qualche effetto indesiderato. Forse non è bastato creare due ideologie, pardon, due tifoserie, in quindici anni di attività politica. Non è bastato mettere da una parte i comunisti, i no global, i rancorosi, i pessimisti e dall’altro gli amanti della libertà. O meglio, è bastato quando i gradi di separazione tra la causa e gli effetti sulla gente comune di certe porcherie erano troppi o troppo difficili da analizzare con il solo aiuto di Matrix e Porta a Porta. Ma ora che una riforma portata avanti da un’avvocatessa divenuta tale dopo una vacanza in Calabria mette le mani nel portafogli di un po’ troppa gente, la balla dei buoni contro i cattivi non regge più.

E’ facile con sei televisioni a disposizione creare spauracchi tipo le toghe rosse. Oppure far credere che il conflitto di interessi non influenzi le risorse a disposizione di una comunità.  O, ancora, incolpare dei mali di un’intera classe dirigente i dipendenti statali, forti dell’avversione dell’italiano medio alla burocrazia da coda allo sportello. Un po’ meno facile è far passare come "giusta" una riforma che, tra le tante cose, precluderà l’accesso alle università dei propri figli, oppure butterà nel cesso le ultime speranze di assunzione di un maestro precario dopo anni di contratti di supplenza. Anzi, è proprio difficile: e ho già visto e sentito di persone in crisi di identità, straziati tra la loro ideologia inculcata mediaticamente e la realtà dai fatti.

Sono queste crisi che stanno portando un po’ di luce nel barile. Che forse ne stanno illuminando il fondo. E forse stanno indicando dove poggiare i primi passi verso la risalita. Spèrem.

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