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08|11|18 / antilele

Eroi dei nostri giorni

Fa piacere sapere che l’ottimo Gigi D’Alessio in gioventù cantava alle feste dei camorristi perché costretto a farlo (pena, a detta sua, la vita). Fa ancor più piacere che il sito del maggior quotidiano d’Italia riporti la dichiarazione in home page a solo un giorno di distanza da un’altra notizia sul cantante riguardante il suo interessamento, con tanto di messaggio sonoro registrato, per lo stato comatoso di una sua fan. Il giorno prima viene presentato l’eroe positivo, il giorno dopo si parla ancora dello stesso eroe e della sua vigliaccheria senza un minimo di critica: l’eroe è tale anche se dichiara bellamente di aver sollazzato il boss di turno con i suoi stornelli.

Nulla di nuovo sotto il Sole del Belpaese, dove, a onor del vero, succede anche di peggio: i condannati per mafia siedono in parlamento, i collusi con la mafia presiedono il Senato, i ministri dicono che con la mafia "bisogna conviverci", i presidenti del consiglio definiscono "eroi" i mafiosi conclamati. Con tali premesse non chiedo a Gigi D’Alessio di fare una battaglia contro la camorra: in un paese normale quando minacciano te e la tua famiglia si va dalle forze dell’ordine, qui siamo in un paese anormale (vedi sopra) e quindi non posso chiedere ad un semplice cantante di fare l’eroe per davvero.

Ad un giornale, però, chiedo un po’ di coerenza e di misura nel dare le notizie. Tradotto: non possono coesistere contemporaneamente gli elogi veri o presunti agli eroi di mafia presenti e passati, e le dichiarazioni senza filtro di un D’Alessio, che il giorno prima tenta il miracolo forte della sua fama e il giorno dopo ci spiega come quella fama è stata raggiunta.

E’ triste, davvero triste, sbucciarsi le mani in ogni occasione, magari versando qualche lacrima, per applaudire un Saviano, se poi il giorno dopo non si batte ciglio di fronte alle dichiarazioni di un D’Alessio sprovviste di qualche giudizio critico. E’ facile dirsi contro la mafia quando si ha un riflettore puntato addosso, quando essere contro la mafia va di moda. Molto più difficile combattere la mafia quando è latente dietro ad un comportamento che viene fatto passare come normale. Ma forse quest’ultima battaglia è già persa, visto che da un po’ di tempo a questa parte la normalità dei gesti viene tarata su standard mafiosi.

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One Comment

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  1. AleDeTommy / Nov 24 2008 10|08|am

    Commento veloce su due temi che ho colto dal tuo post :
    Primo : questione giornali.Le regole giornalistiche impongono lo scoop , questo per venire incontro(come ormai succede per ogni attività) a leggi di mercato che sostanzialmente impongono che il fine ultimo di ogni attività ne diventa il profitto.Per cui se lo scopo è quello di vendere giornali , la coerenza nel dare informazioni passa in secondo piano.Tuttavia ne succedono di ben peggiori nel mondo dell’italica stampa , o , nell’informazione in generale.

    Punto secondo : il tema mafia.In Italia la mafia è radicata nella popolazione.Falcone la definiva :mentalità mafiosa senza essere mafiosi.
    Per combattere la mafia serve quindi un cambio di mentalità di una grande parte del paese.Qua si pone un problema.Chi gliela fa cambiare la mentalità ?Le istituzioni ?Ma se le istituzioni sono espressione del volere popolare , è come chiedere ad un cane di ammaestrarsi da solo.

    La speranza è nei Saviano ,ma è anche nel dare voce a quelle persone che determinati comportamenti li denunciano , li espongono .Perchè la più grande vittoria della mafia è far tenere il silenzio(chi diceva che il più grande inganno del demonio è convincere che il demonio non esiste?) .E qui ci si ricollega alla stampa, ovvero a chi dovrebbe dare voce a chi la voce non c’è la ha ,ma che però di cose da dire ne ha parecchie.

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