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09|03|05 / antilele

Sempre sti comunisti…

L’ottimo direttore de "Il Giornale" Mario Giordano, ci ricorda oggi col suo corsivo che in tante scuole italiane "È inevitabile: […] perché se in un istituto aumentano i compagni romeni, albanesi o marocchini, gli italiani ritirano i loro figli e li iscrivono altrove. Magari non è bello da dirsi, però è così. Accade". La causa di ciò, secondo il già inventore di "Lucignolo", è che la sinistra si è opposta alle "classi ponte", che avrebbero dovuto preparare il terreno all’integrazione dei pargoletti italiani con quelli stranieri. Tralasciando il giudizio sull’utilità delle "classi ponte", che prevenivano la ghettizzazione creando dei ghetti, mi soffermo sul ragionamento logico di Giordano. L’effetto è ben individuato: gli stranieri iscrivono i figli nella scuola X, gli italiani spostano la loro prole nella scuola Y. Ma la causa? Prima televisioni e giornali a reti e pagine unificate riportano fedelmente i teorici leghisti intenti a decantare l’utilità delle classi ponte, secondo lo schema del "sono razzista, ma per il bene del paese". Il martellamento mediatico fa in modo che la paura strisciante per il diverso si insinui nella popolazione, senza un filtro, senza un vero dibattito, Basta poco e nell’italiano medio è entrata prepotente la convinzione che studenti italiani e stranieri non possano coesistere: così, senza uno straccio di motivazione plausibile. Poi le "classi ponte" vengono cestinate, ma a quel punto il plagio via TV si è già consumato. Gli effetti immediati si vedono a occhio nudo, tant’è che anche Giordano ci arriva. Benissimo, e la colpa di chi è? Della sinistra.

Non del razzismo di Stato.

Non di quelli che, acceccati dalla fame di voti, non esitano e negare l’innegabile, e cioè che un bambino di sei anni si integra molto più facilmente di un adulto (basti pensare a tante piccole realtà paesane ancora esistenti, dove bimbi italianissimi iniziano le elementari sapendo solo il dialetto locale, senza che nessuno si preoccupi della loro mancata integrazione, visto che evidentemente non ce n’è bisogno…).

Non di quelli che preferiscono una società di gente separata e separabile,  in una continua guerra fra straccioni che giova solo a chi muove i fili.

Non resta che aspettarci altre raffinate rappresentazioni del rapporto causa-effetto secondo l’intellettuale Giordano. Ne suggerisco una semplice semplice, proprio sul suo conto, sul suo passato e sul suo giornale: "Dirigo il Giornale perché sono un bravo giornalista: ne ho dato prova dirigendo Studio Aperto".

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