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09|07|25 / antilele

Mal costume intero gaudio

Sarebbe troppo facile, dopo mesi di silenzio, tornare su questo blog, fare un riassuntone di tutto quello che è successo ultimamente nel nostro disgraziato paese e mettersi a posto la coscienza. No, non posso farlo, sarebbe un po’ come salire sul carro dei perdenti (dei vincitori no, altrimenti questo blog avrebbe già un nome diverso e questo paese avrebbe una persona presentabile al governo) e cogliere a piene mani da una realtà che forse neanche il genio di Orwell avrebbe potuto immaginare tale (sempre ammesso che il suo "1984", anziché occuparsi di fantapolitica e psicopolizia, si fosse occupato di fantaprostituzione e psicopapponi). Devo ammettere che l’instant messanging di facebookiana invenzione ha preso il sopravvento sulla "prosa" più o meno ragionata di questo blog: da qui il colpevole silenzio di queste pagine lette più o meno da quattro gatti (questa è una citazione dal TG3 e, visto che mi sento importante come Papa Ratzinger, ora dovrei autocensurarmi e cacciarmi da questo blog).

Dunque, mi ritrovo qui per dire cosa? Per dire che questi mesi sono stati densi di battaglie perse. Ma, come al solito, non sono state perse in TV, sui giornali o in cabina elettorale: quelli sono mondi che ormai seguono regole tutte loro, dove verità e menzogna si uniscono senza soluzione di continuità in un turbinio la cui manovella è girata quotidianamente da una decina di lacché perennemente occupati a sostenere le frottole del padrone.

Le vere battaglie le perdo invece quotidianamente tra le gente comune, quando di fronte alla deriva della società civile e ai miei tentativi di denunciarla vedo salire indecorosamente il limite della tollerenza a tutte le porcate che un classe politica può essere in grado di inventarsi. Sono io quindi l’anomalia in questo paese? Io che non riesco a uniformarmi al "così fan tutti", locuzione che sistema la coscienze della maggioranza dei miei compatrioti con la pancia piena? Io che vengo tacciato di comunismo solo perché ogni tanto tento di correlare le cause con gli effetti? Giusto un paio di giorni fa, giustificando il comportamento "allegro" di Berlusconi, un mio collega di lavoro se ne è uscito con la solita solfa: "ma secondo voi, in Italia, chi non ha scheletri nell’armadio di questo tipo…?". A parte il fatto che fatico a capire per quale principio di educazione civica un malcostume generalizzato diventi buoncostume, ciò che mi rode, per l’ennesima volta, è aver perso l’ottima occasione per rispondere: "Speravo almeno tu e i tuoi famigliari". Forse però è il mio subconscio che mi ferma la risposta in gola. Perché se la controrisposta fosse del tipo "No, i miei hanno anche loro qualche altarino" potrei decretare davvero il raggiungimento del fondo dei fondi, rilevando che dal vocabolario della gente comune è sparito un termine: "vergogna".

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