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12|06|06 / antilele

Indignazione take-away

Io non dico che un po’ di indignazione, in un Paese marcio, arrivi a sproposito. Il problema è capirne l’origine, cioè se quella indignazione venga dalla pancia o dalla testa. Perché è da qui che si può capire se l’indignazione sarà utile alla causa o meno.
La parata militare del 2 giugno era già di per sè una cagata pazzesca prima che il terremoto emiliano facesse una ventina di morti e migliaia di sfollati in due settimane. E’ una cagata pazzesca a priori perchè è antitetico far sfilare militari e mezzi della Difesa manco fossimo in Sudamerica negli anni settanta per festeggiare una Repubblica che ha nella propria costituzione un articolo che obbliga le Istituzioni al ripudio della guerra. La parata “costava tanto” ed era “un insulto alle lacrime e al sangue che ci sta facendo versare il governo Monti” già qualche mese fa, eppure l’indignazione popolare per scattare ha avuto bisogno della calamità naturale e dei cadaveri ancora caldi. Meglio tardi che mai, dirà qualcuno: palle. “Tardi” in questo caso, significa che non si poteva fermare del tutto una macchina organizzativa che lavorava da mesi e non si poteva dare il benservito ad aziende che avevano già speso dei soldi per quell’evento e che, giustamente, avrebbero preteso dallo Stato il pagamento dei loro servizi o delle penali per mancati guadagni. In qualche modo quei non ben precisati milioni di euro dovevano essere comunque sborsati, con buona pace di quelli che credono che i soldi, in eventi del genere, li dia Monti personalmente in contanti al capo della baracca a parata finita e davanti ad uno spritz. E’ quello che succede quando si ragiona con la pancia: la testa è spenta, e si guarda giusto ad un centimetro dal proprio naso. Si fa l’associazione terremoto-morti-soldi-prendiamoli_dalla_parata e morta lì.
Stesso discorso per la visita del Papa a Milano: se c’era da incazzarsi come bisce bisognava già farlo mesi fa, quando la prefettura della città di uno stato che vorrebbe definirsi laico iniziava a pensare all’organizzazione di un evento religioso di dimensioni planetarie. Con magari l’accortezza di ricordarsi di incazzarsi come bisce anche quando quella stessa prefettura, ed altre decine in Italia, deve pensare mesi prima a come prevenire guerre civili in occasione di partite di calcio e concerti (sempre eventi religiosi a voler dare retta ai rutti di qualche invasato).
Per cui, cari indignati dell’ultima ora, badate bene a quello che dite perché è proprio in periodacci come questi che bisogna accendere il cervello con un po’ di anticipo, onde evitare che le flatulenze dell’ultima ora alimentino quella demagogia che fa tanto comodo a populisti e reazionari in cerca di facili consensi.

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