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13|08|05 / antilele

Marcio su Roma

Sarò ripetitivo e magari arrivo dopo un migliaio di commentatori migliori di me che hanno già detto la stessa cosa. Ma tant’è, ho questo groppo in gola che devo sputare fuori pena difficoltà a deglutire.

Quello che mi spaventa di più dopo che, finalmente, possiamo chiamare Berlusconi “pregiudicato” senza pericolo di subire una denuncia per diffamazione, non è il fatto in sé, con il contorno di Sandri Bondi e Daniele Santanché e Capezzoni vari: non lo scopriamo certo ora che quell’orda di mediocri slinguazzanti senza Berlusconi sarebbe polticamente e umanamente morta, e quindi lo difenderebbe anche in caso venisse condannato per omicidio con stupro. Quello che mi spaventa è il marcio che vent’anni di Berlusconismo hanno lasciato all’Italia e agli Italiani, a spregio di ogni elementare forma di vivere civile, stato di diritto, democrazia, etica e logica. Svariate metastasi nel tessuto sociale che faticheremo a guarire e che con tutta probabilità faranno paradossalmente da linfa vitale ai suoi eredi politici ed economici (che nel caso di Marina potrebbero, ahinoi, coincidere).

In questi giorni febbrili, in cui gli esponenti del partito dell’amore paventano dolcissime guerre civili (quando di mezzo ci sono poeti mancati) oppure rivolgono teneri ricatti al presidente della Repubblica (quando di mezzo ci sono ex autisti di boss mafiosi), quello che mi fa male veramente è vedere come tanti miei coetanei, con una formazione del senso critico che credevo fosse comune alla mia, al di là delle idee politiche, violentino la logica o si appellino a improbabili questioni esclusivamente di pancia nel difendere l’indifendibile.

Così capita che, in una discussione su facebook, il sottoscritto venga tacciato di “fazionismo (sic) da bar” da uno che ha appena scritto “Berlusconi è indagato ovunque perché logicamente sta sul cazzo al 50% degli italiani”, ovvero da uno che spaccia le proprie opinioni sul grado di simpatia che riscuote Berlusconi nel Paese, queste sì faziose (o fazioniste?), per un fatto logico. Oppure di trovare sulla mia bacheca status di contatti che a proposito di chi si è compiaciuto per la condanna di Berlusconi scrivono “siete contenti solo perché siete invidiosi di uno che è più carismatico di voi e che per questo ha subito una condanna ingiusta”, chiarendo che per i berluscones la ragione fondante di una critica basata su una condanna passata per tre gradi di giudizio può essere solo l’invidia, peccatuccio capitale che molto probabilmente ha modellato le loro vite, tra occhiatacce al possessore del plasma più grande del proprio e l’ostentazione del bauletto Louis Vuitton. Dando per verità assodata poi, che esista davvero qualcuno invidioso del “carisma” di un quasi ottantenne ceronato e coi capelli di plastica abituato a raccontare barzellette,  il più delle volte sconce, per lasciare un segno nei propri discorsi ogni qualvolta il campionario ballistico (“sconfiggerò il cancro“) langue.

Spiacente per voi, ma i modelli carismatici so scegliermeli un tantino meglio, e spero che i vostri figli, miracolosamente, facciano altrettanto: per voi ho perso definitivamente le speranze.

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